EVENTO DI PRESENTAZIONE DEL MiM – PARTE TERZA

IL SABATO DEL VILLAGGIO

 

Il fascino dei preparativi: quando il gioco si fa duro lo stress va tenuto lontano.

Ci sono moltissimi particolari che devono combaciare perfettamente per dar vita ad una singola ora di concerto, soprattutto oggi che il numero di prove possibili è sempre più ridotto.

Per questo tutte le piccole alchimie che consentano ai protagonisti coinvolti di avere la necessaria tranquillità, sono preziose ed essenziali.

Per me l’avventura inizia sempre con una fase di arrangiamento del repertorio, pensato e studiato, per ogni singolo esecutore e non per lo strumento che suona.

Facilitare un passaggio tecnico o renderne “musicalmente logico” uno difficile è indispensabile per ottenere il massimo da ogni musicista, sia esso all’inizio di un percorso formativo o al culmine di una lunga carriera.

Le prove d’insieme invece sono il momento perfetto per creare gruppo, feeling, mood e quel mix ideale di concentrazione e divertimento che faranno la differenza sul palcoscenico.

Ogni ruolo è indispensabile e richiede la massima attenzione in fase di programmazione.

L’evento “SHOW” è unico ad ogni replica. Un libro scritto senza carta, ne penna, e quando non hai la possibilità di rileggere e cancellare, molte cose potrebbero non funzionare nel modo sperato.

Ecco perché solo una meticolosa programmazione può ovviare ad un eventuale incidente di percorso.

I tecnici audio e luci, i macchinisti di palcoscenico ed ogni altra figura necessaria alla messa in scena, devono essere “registi” del proprio ruolo, coordinati dal direttore dell’esecuzione. Pensate al missaggio audio, che è di fatto la fase finale dell’arrangiamento in un contesto moderno. Potrei aver scritto le sfumature più belle e l’orchestrazione più efficace della mia vita, ma se dalle casse acustiche uscisse una poltiglia sonora, tutto sarebbe vanificato.

Oppure all’aspetto scenografico, frutto in grandissima parte del progetto luci, che è uno dei protagonisti principali nel racconto musicale, e come tale deve essere ben “orchestrato”.

In effetti sedendovi in platea per un’ora di concerto, assisterete a circa:

  • 100 ore di lavoro per gli arrangiamenti…
  • 15 ore di prove d’insieme…
  • 1000 risate che hanno dissipato 1000 preoccupazioni…
  • 5000 parole per far “vedere e toccare” la musica ai musicisti, in modo da aiutarli a ricrearla per voi…
  • 3 ore di montaggio attrezzature, soundcheck e programmazione del piano luci…
  • mezz’ora di pre sipario e concentrazione…
  • 40 secondi di buio in sala…

Il resto è solo MUSICA.

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